Jean vigo 1934, L’atalante – patty smith 1978, Because the night; chi ha composto questa sigla, chi ha unito questo frammenti assieme, non sapeva probabilmente cosa avrebbe rappresentato, questo montato, per generazioni di donne ed uomini che aspettavano la notte per concedersi qualche ora di cultura e bellezza.

Stasera scavo in televisione in cerca di sensazioni simili…ma non ne trovo.

Quindi, mi godo la sigla…sperando che Ghezzi in asincronia non mi arrivi nel sonno…

L’unica possibile?

Aprile 19, 2008

« Ogni qualvolta una teoria ti sembra essere l’unica possibile,

prendilo come un segno che non hai capito

né la teoria né il problema che si intendeva risolvere. »

(Karl Popper, Conoscenza oggettiva:
un punto di vista evoluzionistico.)

e se questa cosa qua valesse anche per la democrazia?

Lema Sabachthani

Aprile 19, 2008

Si, si.

Oggi è uno di quei giorni che confermano un periodo.

Uno di quei giorni per cui trovo coerente il titolo di questo blog.

Lema Sabachthani.

Kamikaze

Aprile 16, 2008

E’ facile per l’uomo sapere che può conoscere l’assoluto da sé

così come il volgere delle stagioni.

Ci vuole solo un poco più di tempo, va bene.

E come in natura un giacimento di carbone va reso apparente, anche la grandezza dell’uomo va resa apparente. E’ la funzione del teatro.

Se il carbone affiorasse da solo sulla terra e la grandezza apparisse nella sua purezza fin dalla nascita dell’uomo, certo il teatro non avrebbe più una funzione ma l’uomo nemmeno. E quando la grandezza assoluta dell’uomo viene rappresentata nella sua cerità senza artificio, l’uomo la contempla ed è felice.

Da una parte, l’uomo e le sue miserie, dall’altra, l’uomo e la sua grandezza, e riuniti: il teatro

sono un materialista

Marzo 26, 2008

Tutti si ostinano a voler fare esperienza di “spirito”; presupponendo valida la dicotomia “spirito/materia”.

Mi sembra che sia la conclusione troppo rapida di quanti si innamorano e sognano per una vita, paesaggi esotici fuori dalla portata delle loro tasche, e non si siano mai accorti di cosa voglia dire un tramonto su certe coste scabrose della calabria.

Bisognerebbe tutti desiderare di fare esperienza della materia, invece.

Sdoganando questo termine a cui si sono legati significati supposti e negativi.

Il primo masso dovrebbe essere quello di raggiungere una buona consapevolezza della propria materia, ancora prima di scoprire i movimenti del proprio corpo. Accorgersi ciò di cui siamo composti, tutto ciò in cui siamo immersi, tutto ciò con cui entriamo in relazione è  composto dalla stessa vibrante energia che possiamo chiamare materia.

Questa si, questa si che può essere un’esperienza necessaria, per qualsiasi viaggio si voglia intraprendere.

Da oggi mi riprendo la possibilità di dire “sono un materialista”. Da questo voglio partire.

So di cosa sto parlando?

Assolutamente no.

So che ciò di cui sto parlando è qualcosa di cui posso fare esperienza.

Voglio ripartire da qui.

Quelli che Proust

Marzo 18, 2008

“A lungo, mi sono coricato di buonora. Qualche volta, appena spenta la candela, gli occhi mi si chiudevano così in fretta che non avevo il tempo di dire a me stesso: “Mi addormento”. E, mezz’ora più tardi, il pensiero che era tempo di cercar sonno mi svegliava; volevo posare il libro che credevo di avere ancora fra le mani, e soffiare sul lume; mentre dormivo non avevo smesso di riflettere sulle cose che poco prima stavo leggendo, ma le riflessioni avevano preso una piega un po’ particolare; mi sembrava d’essere io stesso quello di cui il libro si occupava: una chiesa, un quartetto, la rivalità di Francesco I e Carlo V.”
Indice di “dalla parte di Swann”
Stanotte mi sono accorto di appartenere ad un’altra categoria, che neppure sapevo esistesse.
Dopo qualche ora a telefono con una amica ho scoperto che il mondo si può anche dividere, la mia amica notturna la pensa così, in chi ha letto Proust ed in chi non l’ha letto.
Incredibile.
Così, mentre parlando del più e del meno, di qualche anno fa, quando ho esclamato “in quel periodo leggevo a la richerche” , lei mi ha interrotto chiedendomi se l’avevo letto tutto.
Si, l’avevo letto tutto.
La conversazione mi ha costretto a ricordare i motivi…e ricordo…nel sacro snobbismo di quegli anni…che l’avevo letto tutto come una sfida nei miei confronti.
Forse sapevo già, inconsciamente, che esisteva la categoria di “quelli che han letto Proust” e forse volevo farne parte.
Quante cosa facciamo per appartenere ad una categoria?
Quante per assomigliare all’immagine che ci piacerebbe poter mostrare di noi stessi?

Uomo ad honorem

Marzo 15, 2008

Uomo ad Honorem

Marzo 15, 2008

Anarchia arrossita.

Marzo 14, 2008

Infondo vi capisco, quando storcete il naso, mentre parlo di Anarchia.

Anche io sono cresciuto, figlio di questo secolo, in un paese di figli di questo secolo, in cui, infondo, Anarchia non è mai stata una parola buona.

La si invoca per disperazione, la si invoca per paura che arrivi, la si invoca come realtà poco auspicabile.

Infondo, non è mai stata un realtà.

Eppure, di tanto in tanto, mi trovo ad ammettere a me stesso che, tra me e questa Anarchia, c’è una forma di appartenenza.

Gli assomiglio. Gli assomiglia il mio pensiero. Gli assomiglia il mio non considerare più, la democrazia, come uno strumento di convivenza tra individui.

Anzi. Forse comincio a considerare, la democrazia, come il più imperfetto, il più utopistico, il più irrazionale.

E più si distanzia il mio pensiero politico dalla democrazia, più si avvicina all’anarchia.

Qualche volta, come dicevo, mi sento imbarazzato da me stesso nel pensarmi anarchico.

Sono figlio di questo secolo.

Forse sono un anarchico che arrosisce.

La mia chitarra

Marzo 11, 2008

Chi mi ha conosciuto qualche anno fa, non saprebbe distinguermi da una mia chitarra. Ce n’era sempre lì una, sul divano, sulla poltrona, in macchina, in spalla, appoggiata sul bidet della mia piccola stanza a Siena.

Che ci fosse piazza del campo, degli amici dopo una cena, qualcuno curioso di ascoltare le mie canzoni o quelle che, a furia di accennarle con la chitarra, diventarono quasi mie: c’era sempre la voglia di cantare.

Adesso ho una travel sempre con me, una chitarra piccola, fatta apposta per portarsela sempre dietro, anche sotto l’impermeabile.

Eppure la voglia di cantare non c’è. Non per gli altri.

Pensavo fosse una voglia sparita, invece è una voglia cambiata.

Preferirei che tutti se ne stessero affaccendati nelle loro cose quotidiane; preferirei starmene sempre in un angolo a cantarmele, quelle canzoni, coi loro rumori, coi loro discorsi, con le loro chiacchiere sul fondo.

Non ad ascoltarmi, non so se mi spiego.

Preferirei rimanermene da una parte a cantarmele, quelle canzoni, ed a suonarmele sopra il ritmo delle loro eprcussioni involontarie.

Arbre Magi”Q”

Marzo 1, 2008

Mentre passa un disco di qualche anno fa, di Lorenzo, che non mi piace troppo, non mi è mai piaciuto troppo, ma ha il pregio di esserci stato in quel momento, di aver fatto colonna sonora condivisa di una frazione di vita mi passa un amarcord:

quando prima di partire al mattino, in un alba che lo era solo per noi (per gli altri era ora di fare uno spuntino di metà mattina) con gli occhi ancora chiusi guidavamo fino a Siena, quei 50 km di curve nella nebbia della notte sempre insonne…e come gesto scaramantico…grattavamo allegramente l’arbre magi”q” alla vaniglia…che ciondolava nell’auto…e poi portavamo il dito al naso…

La nostra cocaina a buon mercato, più o meno sana, ma più “nostra”.

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Oreste Fernando Nannetti

Febbraio 18, 2008

(Post amarcord scritto il 9 dicembre del 2006 sul mio vecchio blog)

Durante i primi dodici anni della sua permanenza in manicomio, Oreste Fernando Nannetti  ha decorato le pareti esterne di uno dei padiglioni del manicomio con un lungo graffito in forma di libro, fatto di pagine alte quasi due metri e di varia larghezza.

Il suo libro, in cui narra di una storia e di una geografia, di una chimica e di una astronomia chiaramente parallele alla nostra, in cui periodicamente lui stesso appare.

Per anni studiosi si sono interrogati sul senso di quelle scritte, fino a riconoscerne un alfabeto unico e nuovo, a tratti fonetico (come il ostro) a tratti simbolico.
La cosa che li stupiva maggiormente era le goegrafia di quei graffiti.
In alcuni punti salivano e scendevano, come a formare delle onde.
Si sono interrogati anche sul senso di questo.
Dopo circa dodici anni di internamento (dei 20 circa che ne hanno causato la morte) alcuni medici si sono decisi a chiedere allo stesso Oreste il pechè di quelle strane curve.
Oreste, che nel parlare dei suoi graffiti riconosceva nel loro autore un suo doppio (NOF4), diede una semplice spiegazione.
Il suo enrome graffito, aveva quella forma, perchè non se la sentiva di chiedere agli altri internati di spostaresi dalle pareti, a cui erano appoggiati, a farsi scaldare dal sole.
Mi hanno raccontato questa storia mentre leggevo Artaud. Sono andato a vedere quel che resta di quei graffiti, e mi semrbava di vedere Artoad là.
Mi sembrava di poter leggere i suoi manoscritti.
La follia è atavica.
Il suo linguaggio è più vecchio delle pieghe delle nostre mani.
La follia è una delle cose più umane che conosca.
Anche laddove non c’è qualcuno che ti riconosca come folle, puoi trovare in te, segni, tracce, linguaggi emotivi che gli appartengono; ed in lei segni, tracce, linguaggi che appartengono a te.

Per un attimo, almeno.

Febbraio 18, 2008

Prendi una giornata densa d’impegni, dove qualche forza obligua ti costringe alla scelta di saltare in macchina alle 7.30 (ammazza la sveglia, caffè freddo della sera prima al volo, risveglio dopo almeno 35 km di auto che va da sola), dove passi la giornata a girare truccato da mostro in una mostruosa cantina, mostruosamente umida, che che un regista dalle idee mostruose ha scelto come mostruoso set.

Ecco metti una giornata così; e metti pure che a sera, prima dif arti altri 50 km per rientrare, fai la fila all’automatico per mettere benzina, senza accorgerti che la pompa dall’altro lato (la numero tre, e tu sei alla numero 1) è libera…cosa fai? cosa fai? cosa fai?

Bestemmi  in alamanno ed in goto…

A me è capitato proprio ieri, e mentre stavo per sfilare i suddetti vocabolari, all’altra pompa arriva un’auto, con una ragazza, che scende un istante prima di me, ed un istante prima di me sfila dalle tasche dei jeans le 5 euro da far ingurgitare al mostro della benza; lei mi guarda, sorride (e ciò basta a farmi trattenere il fiato bestemmiatore) e mi dice “c’era prima lei, prego, non voglio farla aspettare altro tempo.

Ora. Eliminando il fatto che mi ha dato del “lei” avendo, credo, un paio di anni soltanto in meno ai miei (ma la mia barba, opportunamente cotonata era ancora truccata di bianco…potenza del trucco…).

Quella gentilezza, che in altri luoghi e tempi non avrei nemmeno preso in considerazione, mi ha fatto sorridere; le ho detto “grazie” con un sorriso (almeno dalle labbra, per fortuna, avevo levato il trucco da settant’enne)  e ll’ho guardata fare benzina, salire in macchina ed andare via. Come se avessi visto un alieno (stessa impressione che probabilmente le ho fatto io, imbambolato, a guardarla).

Era meravigliosa, diranno i cattivi, invece no; o almeno non me ne sono accorto.

Ma era gentile; senza essere un parente, un amica, una sorella, una conoscente, una collega…era una donna gentile (ad una pompa di benzina…cosa rara…ancora di più…).

Me ne sono tornato a casa fischiettando (almeno fino a Buonconvento, dove vigili mi han fermato i Vigili. Molto meno gentili…sia loro…che io).

Il cannocchiale

Febbraio 18, 2008

Da oggi alcuni articoli di questo blog saranno visibili su “il cannocchiale”.

il cannocchiale

Cercasi attori ed attrici

Febbraio 8, 2008

Sto selezionando, tra le provincie di Siena e Firenze, quattro attrici/attori per la messa in scena di uno spettacolo teatrale ispirato al capolavoro televisivo, poco conosciuto, “il rito” di Bergman.

Non sono fondamentali precedenti esperienze, ma è necessaria un’attitudine al lavoro di squadra ed una buona autonomia per il lavoro personale. Ovviamente, contano tantissimo, le motivazioni.

L’inizio delle prove è previsto alla fine del mese di marzo.

Per informazioni e candidature contattami direttamente all’indirizzo di posta elettronica contatti@francescochiantese.it  Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo <!– document.write( ” ); //–> ed invia un tuo curriculum (nel caso tu abbia precedenti esperienze in un campo artistico) altrimenti basterà una tua descrizione, ovviamente i recapiti, ed una tua foto (possibilmente a figura intera).

Verrai contattato per il colloquio di selezione.

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