Per un attimo, almeno.
Febbraio 18, 2008
Prendi una giornata densa d’impegni, dove qualche forza obligua ti costringe alla scelta di saltare in macchina alle 7.30 (ammazza la sveglia, caffè freddo della sera prima al volo, risveglio dopo almeno 35 km di auto che va da sola), dove passi la giornata a girare truccato da mostro in una mostruosa cantina, mostruosamente umida, che che un regista dalle idee mostruose ha scelto come mostruoso set.
Ecco metti una giornata così; e metti pure che a sera, prima dif arti altri 50 km per rientrare, fai la fila all’automatico per mettere benzina, senza accorgerti che la pompa dall’altro lato (la numero tre, e tu sei alla numero 1) è libera…cosa fai? cosa fai? cosa fai?
Bestemmi in alamanno ed in goto…
A me è capitato proprio ieri, e mentre stavo per sfilare i suddetti vocabolari, all’altra pompa arriva un’auto, con una ragazza, che scende un istante prima di me, ed un istante prima di me sfila dalle tasche dei jeans le 5 euro da far ingurgitare al mostro della benza; lei mi guarda, sorride (e ciò basta a farmi trattenere il fiato bestemmiatore) e mi dice “c’era prima lei, prego, non voglio farla aspettare altro tempo.
Ora. Eliminando il fatto che mi ha dato del “lei” avendo, credo, un paio di anni soltanto in meno ai miei (ma la mia barba, opportunamente cotonata era ancora truccata di bianco…potenza del trucco…).
Quella gentilezza, che in altri luoghi e tempi non avrei nemmeno preso in considerazione, mi ha fatto sorridere; le ho detto “grazie” con un sorriso (almeno dalle labbra, per fortuna, avevo levato il trucco da settant’enne) e ll’ho guardata fare benzina, salire in macchina ed andare via. Come se avessi visto un alieno (stessa impressione che probabilmente le ho fatto io, imbambolato, a guardarla).
Era meravigliosa, diranno i cattivi, invece no; o almeno non me ne sono accorto.
Ma era gentile; senza essere un parente, un amica, una sorella, una conoscente, una collega…era una donna gentile (ad una pompa di benzina…cosa rara…ancora di più…).
Me ne sono tornato a casa fischiettando (almeno fino a Buonconvento, dove vigili mi han fermato i Vigili. Molto meno gentili…sia loro…che io).
Stare sotto la cultura
Novembre 20, 2007
In questa settimana ho fatto incontri che hanno ribadito in me il concetto di “stare sotto una cultura”.
Un artista, un artigiano in grado di manipolare le arti, ha il compito di stare sotto la cultura.
Immaginate la cultura (occorrerebbe dire “le culture” lo so, non fate i saccenti…) come una coperta, di quelle un pò pesanti, di flanella, i “coltroni”.
Ecco.
Molto spesso ci lamentiamo di sentirci appartenenti alla cultura del nostro tempo.
Esiste però sempre uno spazio per noi…stare sotto coperta.
Che non vuol dire nascondersi.
Vuol dire utilizzare la propria coerenza per agire sulla cultura stando sotto; proprio come un copro, seppure nascosto dalle coperte, mostra la sua forma, o meglio, mostra la sua presenza nel letto.
Vivere ed operare in quello spazio ti fa anche godere con maggiore serenità le scelte quotidiane che questi mestieri ti richiedono.
Da sotto le coperte diventa un onore quando in un paesino di quasi montagna uno spettacolo salta, ma un bambino a cui hai fatto laboratorio a scuola viene a trovarti ti chiede di cantargli una canzone; diventa un onore fare spettacolo in un aula piena di studenti adolescenti, sebbene l’acustica renda tutto quello che produci una specie di valanga di suoni bassi arrovellati tra di loro; diventa un onore portare in scena degli spettacoli in un paese dove “sai…non siamo abituati”, o vedere trasformato una serata di poesia in una serata di aneddoti personali del “paese”.
Tutto diventa un onore, se lo stare sotto coperta, diventa una scelta.
Questo me lo ha ricordato, con il suo modo di fare l’amico Massimiliano Larocca, cantautore, ed i vari Andrea Parodi di cui si circonda.
Grazie. Che bello viaggiare con loro, di tanto in tanto.