In un sistema più democratico del nostro, vige un assioma fondamentale.

Ciascuno partecipa al gioco delle cose con la propria identità, il proprio rispettabile pernsiero.

In un sistema più democratico del nostro, vige un assioma fondamentale.

Partecipare vuol dire fare di tutto affinchè la propria identità sia “maggioranza”, ma anche essere disposti a vivere con coerenza il proprio ruolo di “minoranza”.

In un sistema più democratico del nostro la gerarchia ecclesiastica avrebbe da tempo accettato il suo ruolo di minoranza.

I cattolici, in Italia, nella pratica sono una decisa minoranza.

Per cattolico, e parlo con la voce di chi cattolico è stato, si dovrebbe intendere chi vive un quotidiano rapporto con tale religione.

Chiese vuote, associazioni cattoliche in crisi, seminari vuoti.

Questa è la realtà di questa parte di Italia.

Eppure si presume ancora che la religione cattolica sia cosa che riguarda l’ottanta per cento dei nostri connazionali.

La CEI, infatti, conta ancora i cattolici contando i battesimi.

In uno stato in cui la maggiore età, e quindi la pienezza dei diritti elettorali, si raggiunge ai 18 anni (non tutti, alcuni si ottengono ai 21 anni) si pretende di “contare” il proprio peso politico a partire da un rito che si compie quando si è in fasce.

Il rito del battesimo, infatti, va profondamente chiarito; non nei termini sacri, perchè la cosa non ci riguarda, ma per quel che riguarda l’aspetto burocratico.

Essere battezzati vuol dire anche, causa concordato, essere iscritti a dei registri del tutto legali in cui il proprio nome è iscritto perennemente tra quello dei cattolici: in parole povere se sei stato battezzato sei cattolico, per la legge italiana, per tutta la tua vita.

Essere cancellati da questo registro, che da peso politico alla gerarchia cattolica, è un impresa.

E’ possibile, personalmente ci ho provato, e sono in attesa di risposte.

Occorre farne una richiesta formale alla parrocchia di battesimo che ha il compito (sancito da diverse sentenze di cassazione) di segnare sul registro dei “cattolici” la tua volontà di essere cancellato.

Attenzione: non verrete cancellati, ma solo verranno apportate delle scritte al registro. Per avere questo, che è un proprio diritto, occorre ovviamente convincere il parroco che è legale, insistere perchè lo faccia,m minacciarlo di accuse legali, passare per “anta” raccomandate, telefonate.

Eppure si dice ancora che il battesimo sia una questione puramente “religiosa”.

Non è così.

C’è ancora una cosa che complica tutto, che è un’assurdo italiano.

L’Italia vive una anomala situazione geopolitica; all’interno del suo stato, all’interno di quel “territorio” tra il suo “popolo” assieme agli elementi fondamentali dell’essere stato convive una monarchia.

Una monarchia o, a voler essere precisi, una monarchia teocratica.

Lo stato di Città del Vaticano.

La nostra democrazia è cresciuta accettando, in nome di una certa tradizione, questa copresenza.

Questa non è soltanto una “anomalia”, ma un vero e proprio cancro dell’istituzione repubblicana.

Non fraintendetemi.

Chiunque per me ha il diritto sacrosanto di professare la propria fede; salvo che questa fede ostacoli la stessa libertà degli altri.

Ora. In una democrazia migliore della nostra, la maggioranza dovrebbe essere una maggioranza, e una minoranza dovrebbe vivere il suo ruolo di minoranza.

La maggioranza italiana, in questo momento (lo dicono le statistiche, non io) è composta da una varietà estremamente eterogenea di “credo”; si va dal cattolico, al protestante, all’ateo, al musulmano, all’ebreo, all’indifferente.

Eppure, in Italia, si procede ancora come se la religione cattolica fosse la religione di stato, o come se fosse rappresentativa della maggioranza del nostro stato.

Non mi riconosco nel crocifisso, eppure sono costretto in tribunale ad essere giudicato sotto la sua effige, sono costretto a studiare sotto la sua effige, sono costretto ad essere curato sotto la sua effige.

Non parlo ovviamente dei meravigliosi templi cattolici che riempiono le nostre città e che ne rappresentano “storia e trdizione”.

Parlo di quei crocifissi di plastica e legno che rappresentano, per la maggioranza reale del nostro paese, al più un simbolo verso cui si è indifferenti, nel peggiore dei casi un simbolo da cui sono stati perseguitati negli anni.

In una democrazia più democratica della nostra le pareti delle strutture statali, sedi dei nostri diritti e doveri di cittadini, sarebbero spoglie da simboli che rappresentano una parte, una piccola parte.

In una democrazia più democratica della nostra, ciascuno stato avrebbe i propri cittadini; ciascuna religione si occuperebbe dei propri fedeli, quelli reali.

Probabilmente i templi sarebbero più pieni.

Le nostre pareti più democratiche.

One Response to “Democrazia monarco teocratica; l’anomalia cattolica in Italia.”

  1. Rico666 Says:

    ciao, la maggior parte delle foto le prendo da questo url
    http://www.photo.net/gallery/photocritique/filter

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