“La beauté est dans la rue”

La prima volta, ho letto questa, frase sulla maglietta di una amica, capelli rossi, un seno appena in fiore, sogni e realtà molto più vecchi di lei; il disordine del maggio francese, non l’avrebbe mai conosciuto, e poi aveva altri disordini a cui pensare, disordini di cui nessuno farai mai mito.

Poi ho scoperto da dove arrivasse, quella frase, che senza capire il francese avevo intuito, e che mi affascinava tanto.

Che ancora mi affascina.

La bellezza dentro la strada; anzi, la bellezza “danza” per strada, come la tradussi (senza il francese, come vi dicevo) e come rimane tradotta da sempre nella mia memoria.

La bellezza danzava per strada.

La cosa che mi rattrista è che, questo motto a cui devo tanto, l’ho imparato nelle strade di Napoli, dove adesso, la bellezza è coperta dall’immondizia.

Questo non è un post politico sul “cosa c’è alla base di questa situazione”…è un post sul cosa voglia dire, per quelli che dovrebbero apprendere adesso quel motto, vivere in delle strade dove “la bellezza” sembra impossibile.

Ci si sofferma, purtroppo, molto poco ad analizzare quanto influisca il degrado esteriore, con il degrado interiore, con la perdita di stimoli, di desiderio di eresia, di ribellione.

In una realtà che si avvicina simbioticamente a certi film catastrofisti, chissà perché tanto di moda, è difficile costruirsi un’immagine di se ed un immaginario da contorno tanto diverso da quello appartenente, appunto, a certi film.

Nella mia adolesscenza ero convinto che sotto l’asfalto della periferia palpitassero primavere; ho paura che, queste primavere in movimento, siano ancora più difficilmente visibili adesso.

Una decina d’anni fa, il problema, è che vivevamo le periferie senza immaginarci scenari diversi e possibili, sneza accorgerci di quell’esercito silenzioso che stava già contemplando un “cambiamento”; adesso, credo, che il problema sia proprio far respirare, questo esercito.

Non credo ci si possa porre il problema della sua efficacia, bensì quello della sua resistenza.

“Gli uomini son come il mare, l’azzurro capovolto che ricopia il cielo…”; cosa può ricopiare adesso chi vive l’età dell’adolescenza, dove si comincia a restituire a se stessi un immagine di se, quando l’azzurro del cielo è solo un’intuizione?

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