Non userò troppe parole per un uomo che, proprio le proprie parole, sapeva misurarle, ed allo stesso tempo, sapeva infilarle nel posto giusto.

Però, quando la notizia della morte di Enzo Biagi è arrivata, mi sono commosso.

E’ vero; il suo “il fatto” ha contato molto nelle mie scelte personali, a metà degli anni ‘90, ma non credo sia quello il motivo.

Nulla di così personale.

La sua presenza, anche quando era negata alla massa però, mi rasserenava; credo rasserenasse molti.

La voce di qualcuno che parlava da fuori, senza chiamarsi fuori.

Per questo lo inserisco nella mia voce “maestri”.

Un maestro da cui non ho saputo imparare la lezione fondamentale.

E questo, invece, lo metterò nei buoni propositi per l’anno nuovo.

Ha saputo farci bene anche nel suo ultimo giorno qui nel mondo, con le parole della figlia, che ci ha ricordato che “non ha smesso mai di essere un partigiano”; e dio solo sa, in questi tempi che dimenticano loro stessi, quanto ci faccia bene sentircelo dire che “uno come lui era un partigiano”.

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